Elogio della “zelletta”

 

A Roma chiamiamo zelletta“quella patina melmastra che si posa sulla vasca dopo che bambini pieni di terra hanno fatto il bagnetto.

Quella che se nun la levi subito nun se leva piu’ se non con tanto olio di gomito e una spugna di quelle professionali da casalinga ultracinquantenne.

Beh oggi dopo averla vista sulla nostra vasca ,con la quale a dire il vero ha una certa confidenza,al termine di una bella giornata boscosa  mi sono sentito proprio orgoglioso .

Io non lo so se la giornata di oggi li avrà fatti crescere e renderà bello il loro futuro ma so perfettamente che la giornata di oggi l’hanno vissuta intensamente e allegramente e la zelletta ne è chiara dimostrazione. 

Zelletta mia acerrima nemica dell’amuchina resisti.

Grida al mondo che dentro il corpo c’è un’anima e che proprio lei, quando sta bene, garantisce forza e resistenza pure al suo contenitore.

L’impresa è tanto importante quanto difficile in questi tempi in cui , almeno nel mondo occidentale, l’iperprotezione dilaga e fa danni considerevoli.

Neghiamo sull’altare del corpo lucido e senza graffi il diritto ai bambini ad essere bambini.

Il diritto a toccare il mondo , ad abbracciare la terra, a curiosare con tutti i sensi, a cadere per poi rialzarsi.

Li imprigioniamo su un morbido divano o dietro ad un banco in stanze senza spigoli e senza profumo, proibendo loro di scoprire la ricchezza della vita e  innestando nella loro testa un disco molto pericoloso che costantemente ripete loro ” attento ! il mondo è pieno di pericoli ! meglio non fare che farsi male !”.

L’autostima e la gioia di vivere vanno a farsi fottere pero’ gomiti e ginocchia restano integri.

L’importante è che non si facciano male, che non si graffi la corazza, se poi ciò che c’è dentro piano piano appassisce , pazienza.

E allora meglio un videogioco che non lascia ferite superficiali che una passeggiata in natura , meglio un giocattolo di plastica certificato 626 che giocare con un bastone.

L’amico Gianni Manfredini descriveva sarcasticamente quest’ultimo come ” un’arma di distruzione di massa, proibita ai bambini per il loro bene “, il suo nome scientifico racconta l’amico meneghino è “attento ! posa quel bastone potrebbe finire negli occhi”.

Poco importa se quel materiale, vivo, profumato possa diventare mille cose declinato con l’immaginazione dei bambini. Una bacchetta magica, un serpente, un treno, una spada , una candela ecc ecc. .

Mantenere viva l’immaginazione vale meno di un ginocchio intatto.

Folli di tutti il mondo , vi prego , unitevi.

Prendetevi per mano, meglio se con un po’ di terra sotto le unghie.

Svuotate le stanze e riempite la terra di bambini pieni di zelletta.

Una bastonata certe volte puo’ salvare il mondo

 

 

2 thoughts on “Elogio della “zelletta”

  1. Anche chi crede nel potere salvifico di un bastone in mano ad un bambino si fa scrupolo di farglielo posare a terra perché con quello potrebbe far male ad altri bimbi ,figli di chi in quel bastone crede meno. C’è bisogno dunque di un cambio di prospettiva contagioso per l’intera collettività genitoriale. Intanto, grazie!

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