IL MAESTRO E IL CONTADINO:

Mi piace pensare che l’uomo abbia assunto la posizione eretta per abbracciare il cielo, per ringraziare l’universo dei doni quotidiani che ci offre. Qualcuno la definisce “Pacha Mama”, noi siamo soliti chiamarla madre natura, indipendentemente dal pezzo di mondo in cui risiedono le nostre radici, tutti riconosciamo in lei un atteggiamento materno. Cresce con noi una buona mamma, si nutre delle nostre gioie e patisce le nostre sofferenze. Una mamma ama, nutre, offre riparo , dona senza pretendere nulla in cambio e continuamente ci pone nelle condizioni di apprendere e crescere con la forza dell’esempio e nutrendoci di bellezza. Per questo abbiamo deciso di fare scuola in natura perché nessuno sa insegnare come una mamma e nessuna mamma è ricca come lei. Come tutti noi necessita di spazi di intimità e allora si fa selvatica e di momenti di scambio e condivisione e allora si offre all’interazione facendosi per esempio orto . E nell’orto e dall’orto possiamo apprendere i segreti di una relazione piena e appagante. Così il contadino, quello che sa ascoltare, si fa il maestro dei maestri . Con la schiena piegata ci mostra subito che non si puo’ abbracciare la terra senza l’umiltà, senza l’ardente pazienza di chi sa osservare , ascoltare e amare , che una relazione, senza la quale non vi è comunicazione efficace, parte sempre da un abbraccio e che l’ascoltare precede sempre l’essere ascoltati. E’ prodigo di consigli quel contadino che conosce le qualità di una buona terra , che sa che ogni seme cerca un suo proprio terreno e che non va mai di fretta perché sa che c’è un tempo giusto per ogni seme ed è un tempo lento, immodificabile . Questo umile maestro sa bene che ogni seme contiene in sé le potenzialità per diventare una generosa pianta e offrire alla comunità la sua ricchezza,il suo inimitabile sapore, frutto della sua unicità. Il contadino di una volta sobbalzerebbe nel vedere che piantiamo angurie a novembre in montagna e penserebbe che la sua anguria non avrebbe mai scambiato il calore del suo sole con le alte temperature create dall’ingegno umano. Lui sa che non serve a nulla tirare una pianta per rendere piu’ veloce la sua crescita, ne nascerebbero, tra mille inutili difficoltà, frutti vestiti di anguria ma senza quella ricchezza di profumi, sapori e sensazioni che solo un’anguria cresciuta lentamente e liberamente puo’ regalarci. La signora anguria sa di essere differente dalle altre angurie perché sa che il suo percorso è unico, nessun’altra ha immerso le radici nel suo pezzo di terra e lungo il viaggio si nutrirà in quel pezzo di terra che è solo il suo . Sa anche però di avere tante cose in comune con le sue sorelle. Condividono il piacere del sentirsi curate, la voglia di sentirsi amate dal contadino e le difficoltà quando l’ambiente si fa ostile, crescono forti se resistono alle avversità e i temporali non mancano mai e ci sono per tutti! Sarà per questo che il cuore rosso e delicato di questo frutto saporito è avvolto da una solida e verde corazza ?
Questa corazza cosi’ robusta quando un’anguria è pronta a donarsi è un’esile e sottile copertura quando si presenta al sole abbracciando la terra per la prima volta. E rimarrà cosi’ per un bel po’ ! il buon contadino lo sa bene ma non la avvolge in artificiali corazze che non la farebbero soffocare , il tempo gli ha insegnato che ce la puo’ fare anche da sola , è sufficiente non calpestarla. Ama crescere autonomamente ma soffre se il contadino la tratta con indifferenza e non la accompagna dolcemente e discretamente nella sua crescita. Pretende amore la signora anguria e l’amore nasce e cresce nella fiducia e nell’ascolto. Sa , la nostra signora, che l’immenso orto non ha frontiere, che è lecito dire “ mio” solo a cio’ che si vive e cio’ che è mio oggi è bene che possa essere tuo domani. Per il bene di tutti, del contadino, dell’anguria ma anche per esempio del pomodoro è saggio che il terreno che nutro e dove mi nutro quest’anno diventi lo spazio di vita di qualcun altro che lo mantenga vivo e generoso con la sua unicità.
Ruotano le colture in uno spazio senza confini dove trovano terreno fertile accanto all’anguria, frutti e ortaggi di diversa specie,ognuno con la sua inimitabile unicità e ognuno richiedendo il proprio ambiente per crescere vigoroso e ricco. Insomma un buon orto si nutre nella diversità e questo il buon contadino lo sa. La monocoltura impoverisce la terra e non nutre una famiglia. Il buon contadino sa anche che ciascuna delle sue piante ha esigenze peculiari. Il pomodoro ama il sole e la fragola preferisce l’ombra, l’insalata un po’ e un po’. La zucca danza alla ricerca dell’acqua, la melanzana si rannicchia abbracciata dal sole, la zucchina ha bisogno di molto spazio per aprire i grandi ombrelli che proteggono il suo frutto dal caldo eccessivo. La vite è un’instancabile viaggiatrice e il fagiolo ama arrampicarsi, l’ulivo cresce ballando e la signora carota ama terreni morbidi in cui immergersi, il peperoncino senza un caldo sole non sa stare come il suo amico cappero. Ogni pianta ha dei bisogni specifici e regala sapori unici, per questo il buon contadino sa accompagnare ciascuna di loro per il suo esclusivo sentiero senza pretendere da un pomodoro cresca come una zucca. Gira discretamente senza invadere lo spazio di crescita delle piante, le osserva con dolcezza e sa aspettare. Sa bene che ognuna di loro potrebbe crescere piu’ velocemente e regalarci presto i propri frutti ma sa bene che quei frutti non avranno lo stesso sapore di quelli maturati lentamente, ognuno col suo tempo. Qualcuno invece accecato da un’illusoria abbondanza va di fretta e in cerca di ingannevoli scorciatoie riempie di artificiali nutrimenti le piante. Loro che amano il proprio contadino fanno di tutto per accontentarlo e allora si fanno strattonare in questa corsa sfrenata . Si doneranno alla grande famiglia solo apparentemente mature, qualcuno finirà nella spazzatura senza essere mai stato assaggiato. Le forme si uniformeranno, spariranno le sfumature nei colori , il sapore rinuncerà alle sue esplosioni di gioia e conteremo i frutti anziché godere della loro ricchezza.
Il mio contadino preferito non partecipa a questa corsa , ad essa si ribella proseguendo a testa alta per la strada che le piante gli hanno insegnato, una strada lunga e tortuosa che porta alla vera gioia se è l’amore a guidare.
Nell’orto il contadino porta le sue emozioni e quando un contadino è felice tutto l’orto ne giova perché sa che riceverà la giusta cura. Dobbiamo prenderci cura dei contadini, loro non cercano manuali d’istruzioni ma fiducia e spazio per esprimere la propria arte. L’arte dell’ascolto, dell’attesa e della fiducia nell’energia incredibile cha nasce dal qualsiasi semplice e piccolo atto d’amore.
Il maestro e il contadino sono fortunati perché entrambi per avere successo devono saper ascoltare, e assaporando la ricchezza dell’empatia viaggiano sereni verso la felicità.

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