NON CAMBIARE E’ IRRESPONSABILE

Non penso affatto che l’impostazione pedagogica e didattica della nostra scuola sia la soluzione, ma abbiamo un problema e dobbiamo provare qualcosa di diverso. Sono molti i segnali che ci mostrano la sofferenza dei nostri giovani e l’inefficacia dell’unico modello di scuola che lo stato italiano ci impone e a cui molti forse troppo supinamente si adeguano. I bisogni relazionali, emotivi e di conoscenza dei nostri non trovano risposte in un modello di scuola vecchio di tre secoli. Lezioni frontali, voti, spazi educativi poco stimolanti spesso limitanti, un rapporto educatore bambino di 1 a 25, la suddivisione in materie del sapere, quella in classi per fasce d’età, un programma rigido che impone un percorso unico a bambini dalle attitudini , dagli interessi e dagli stili di apprendimento diversi, poco spazio al movimento e poco tempo per giocare, ritmi stressanti, poca comunicazione e collaborazione tra famiglie e docenti, l’egemonia di alcune discipline a scapito di altre fondamentali per una crescita integrale dell’alunno come per esempio la musica, l’educazione fisica e le arti manuali, un ruolo passivo dello studente nell’apprendimento sono le caratteristiche peculiari di una scuola che non funziona. 
In un quadro del genere non voglio rimanere nella sfera del politically correct ed essere chiaro e diretto. Tutti noi siamo responsabili di tutto questo. Lo siamo quando difendiamo gli interessi della nostra parte rimbalzando la responsabilità altrove, quando diciamo è colpa delle famiglie, o delle maestre o dello stato. Lo siamo quando diciamo “non si puo’ generalizzare”, risposta tanto ovvia quanto inefficace, per fortuna esistono anche realtà virtuose ma se fossero in un numero sufficiente non avremmo una situazione tanto drammatica davanti ai nostri occhi. Lo siamo quando non ci ribelliamo perchè tutti fanno cosi’, lo facciamo quando ci giriamo dall’altra parte, quando rinunciamo ai nostri sogni per difendere un presente povero di bellezza.
Non possiamo cambiare il mondo ma possiamo migliorare noi stessi e questo è l’atto piu’ rivoluzionario che possiamo mettere in campo. A guidare le nostre scelte quotidiane non puo’ essere la convenienza, l’utilità immediata o la paura di infrangere le regole. Il nostro cammino dovrebbe essere illuminato da alcuni valori che forse troppo spesso svendiamo sull’altare del “nulla cambia” o del “fan tutti cosi'” , la giustizia, quella che ti fa dire “no, non ci sto” davanti ad un’ingiustizia legale, l’impegno civile, quello che ti spinge verso le salite e ti allontana dalle scorciatoie per inseguire il bene comune, la curiosità che ti tiene vivo permettendoci di rifuggire dal rischio di possedere la verità in tasca e l’amore che ci grida che l’individualismo fa male alla salute e che è bello donarsi agli altri.
La scuola, le famiglie non possono mettere in secondo piano certi valori. Non è la conoscenza che ci manca ma il coraggio di farla valere. La pedagogia, la psicologia, la sociologia, la filosofia e le neuroscienze hanno già delineato la strada del benessere e dell’apprendimento. La filosofia ce lo mostra da qualche millennio, la pedagogia ce lo conferma da secoli, la neuroeducazione ce lo impone oggi.  Una scuola che funziona necessita di un patto (la radice di pactum è la parola pace) educativo tra famiglie e docenti, ha bisogno di una didattica fondata sulla motivazione, gli interessi e i talenti dei bambini, deve “stimolare i legami cooperativi” ( parole prese in prestito dalle Indicazioni nazionali del Ministero ), deve fondarsi sulla piacevolezza del fare, deve mettere al centro l’educazione emozionale e favorire la costruzione di relazioni significative tra maestra e bambini e tra bambini e bambini, deve dare spazio all’arte e al pensiero divergente, al corpo e alle sue virtu’ di uno strumento che non ha eguali per conoscere se stessi, gli altri e il mondo che ci circonda e deve ritornare a parlare di valori e di virtù perchè essi sono il bagaglio più importante che dovrebbe accompagnarci in questo meraviglioso viaggio che ha la vita.
Si puo’ fare ! Si deve fare ! in fin dei conti per costruire una scuola efficace quello che ci tocca fare è provare ad essere felici e tutto sommato è una fatica ben ricompensata.

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