Confessioni di un papà fricchettone

La vita è meravigliosa, le sue curve, i suoi salti , i suoi misteri  ti mantengono vivo e ti costringono ad immaginare,ad interrogarti e a fare i conti spesso con l’inaspettato.

Credo che le parole che più ho ripetuto ai miei figli e alle mie figlie dopo “Ti amo ” e Come ti senti ?” siano senza dubbio pace , anima e dono. Me li sono immaginati degli adulti e delle adulte paladine della non violenza, dell’economia del dono. Lo so che nun se potrebbe fa’ ma le teorie so fantastiche e certe volte la pratica va pe conto suo.

Questo fine settimana c’è stata una festa bellissima all’asilo nel bosco e mentre ci dirigevamo lì ci imbattiamo in un secchione ( per i non romani contenitore della spazzatura ) con tutto intorno dei giocattoli, praticamente nuovi, e un sacco nero. Inchiodo, Pepe e Wilma schizzano fuori a tastare il presunto tesoro.

I loro sguardi si fanno da curiosi in vispi e cominciano una gara a selezionare il bottino. Mentre il resto della famiglia, a parte Luis che dormiva, si godeva felice la scena, sul finire della raccolta con le mani e le braccia piene, i due puntano la busta nera. Wilma la apre abilmente con il piede la busta e subito corre verso la macchina per fare il primo scarico e liberarsi le mani per il tesoro successivo, più interessante perchè con la sorpresa. Wilma e Pepe avevano intravisto evidentemente qualcosa di interessante ma non avevano esplorato l’intero contenuto del forziere nero.

Arrivati alla Festa del Sole intavolano una bancarella con qualche giocattolo di casa e il recente regalo dell’universo.

Mentre allestivano scoprendo finalmente il contenuto della busta nera me ne andavo a salutare i tanti amici e amiche che popolavano la festa.

Accendo il fuoco prima del concerto insieme a diversi esperti fuochisti e comincio una panoramica che mi porta a vedere bambini che ascoltavano delle favole, qualcuno che giocava a pallone, altri a studiare i musicisti . Gli adulti sorridevano, chiacchieravano, cuocevano e bevevano in un clima veramente piacevole e poetico. Poi mi passano davanti due bambini che rincorrendosi felici sfoderavano due pistole giocattolo. Allargo lo sguardo e vedo Wilma particolarmente gioiosa. Confabula con altri bambini, col sorriso del venditore che pregusta l’affare . Zoommo (spero il neologismo sia chiaro ) sulla bancarella e vedo un vero e proprio arsenale. Comincio a provare un certo sconforto e non poco imbarazzo che sfocia quasi in disperazione quando orgogliosamente mi vengono a comunicare ” papà abbiamo guadagnato piu’ di 20 euro, abbiamo venduto un sacco di pistole ”

Tutte le mie aspettative da papà fricchettone vengono frustrate da quell’immagine . Le mie creature, proprio loro, che facevano affari con le armi,e gli altri bambini boscosi che sfoderavano mitragliette varie. Alma nel frattempo, mentre Luis si faceva n’altra pennichella, canticchiava felice i Maneskin . Volevo mori’ !

Poi col tempo e con molta fatica i miei pensieri sono cambiati. In fondo l’universo mi stava parlando e per sentieri inaspettati mi aiutava a fare mio quel principio che vado sbandierando qua e là in giro per l’Italia “I bambini hanno il diritto ad essere se stessi “e mi comunicava contemporaneamente ancora una volta che ho dei problemini nel trasformare le teorie in pratica.

Alla fine rasserenato mi dico che è una meraviglia questa storia e mi sento sinceramente riconoscente a Maneskin e Banca Mondiale per aver fatto appassionare i miei figli e le mie figlie.

Quando la sera è scesa ci sediamo intorno al fuoco e il maestro Flavio mi chiede ” ma perchè secondo te i bambini del bosco amano giocare con le pistole “. “Boh” rispondo io da buon maestro ” Non saprei, forse perchè ci vedono a noi adulti e ci imitano o forse perchè il nuovo ha sempre un grande fascino e le pistole al bosco in effetti non girano molto ”

Giordana aggiunge ” forse sono i ricordi ancestrali dell’uomo cacciatore ”

“Boh” dice Flavio, boh penso io e sicuramente anche Gio’ , assumiamo tutti un’aria penseriosa e interrogativa.

Possiamo essere proprio felici di questa giornata . Ce ne andiamo a dormire con tante nuove domande e qualcosa da cercare anche domani e come spesso capita grazie ai bambini e alle bambine

 

 

8 thoughts on “Confessioni di un papà fricchettone

  1. La vita ci insegna qualcosa i nostri figli crescono con Daniela e Laura ho trascorso una bella domenica con le famiglie del gruppo scout nella grande caccia al tesoro con giochi con nodi e messaggi in morse ho visto una bambina protagonista e partecipativa che non si è tirata in dietro essendo la terza domenica che frequenta il Branco Baobab dell’Ostia primo mi sono stupito. Sulle pistole che dire un mese fa ho scoperto che ormai la pineta di Procoio ad Ostia è un ritrovo di adulti che si sparano palline di plastica con fucili da 500 e passa euro che questa estate ho avuto il dispiacere di vedere in mano a bambini di 10 anni circa versioni da 200 euro rimango convinto che il nostro l’esempio di oggi sarà la differenza per i nostri figli domani.

  2. Forse proprio perché sanno che quelle sono innocue e che possono spararsi e “uccidersi” mentre si gioca ma alla fine sono ancora tutti lì e se vogliono possono anche abbracciarsi e dirsi “Ci vediamo domani”

  3. Forse perché sanno che quelle pistole sono innocue e che possono spararsi e “uccidersi” ma alla fine del gioco possono anche abbracciarsi e dirsi “Ci vediamo domani”

  4. In ogni favola c’è un pizzico di paura e di cattiveria, a volte è bello giocare a fare i cattivi per scoprire poi che è più figo essere super eroi… Forse i bambini non conoscono il potere distruttivo di un’arma, forse la loro mente neanche contempla l’orrore che un adulto può operare con un oggetto del genere… Certo che capisco bene lo sgomento… Anche i miei bimbi spade e lance di cartone e pistole e draghi e tori infuriati… E vabbè …io dico sempre che i miei figli non devono “non conoscere le parolacce” devono conoscerle ma scegliere di usare parole migliori…

  5. Forse perché il mondo (noi) ha tanta attenzione sulle armi guerra etc… i bambini solo seguono la nostra attenzione anche se non lo facciamo a livello cosciente e più resistiamo qualcosa … più attenzione mettiamo lì inconsciamente… grazie per il
    Ricordatirio e Gran Lezione di Vita … farò più attenzione a dove metti l’attenz 🙏🏻
    Ps Pa’ sei unico !! Grazie

  6. Benvenuto nei fricchettoni domandoni, Paolo… La vita è bela anche perché i bambini ci riportano a terra quando noi voliamo troppo in alto. Un abbraccio a tutti voi

  7. Ciao Paolo, è la prima volta che visito il tuo blog e questo delle armi, a quanto pare, sembra sia il primo “canale” in cui mi trovo a condividere la mia visione della cosa con te. L’umana esperienza che racconti mi fa pensare ed espandere, l’idea del <>, espressa da Giordana, che esprimono i bambini (e molti cosiddetti adulti secondo me). Ci sono dei segnali corporei che diamo appena nati, che a livello antropologico, ci inseriscono nel regno animale, così fin da cuccioli ci adoperiamo per esprimere col corpo le nostre capacita di “bipedi sapienti”. Questo a livello primordiale ci prepara alla sopravvivenza, cosa di cui ci dovremo occupare (in primis) per il resto dei nostri respiri ^_^
    Così cimentandoci in varie attività mentali e fisiche, per tutta la vita cerchiamo di mantenerne le capacità il più a lungo possibile (anche oltre ^_^).
    Quindi la caccia fa parte del nostro dna fin dall’inizio, ma l’idea di aver tolto la vita ad un altro essere si concretizza quando vediamo questo soffrire, agonizzare, oppure quando ne recepiamo l’emozione di qualcuno che lo racconta. Da lì nasce il pensiero che tutti siamo nella stessa situazione di prede o predatori ma nonostante il dolore recato e provato, per mangiare (quindi per non morire), è necessario uccidere.
    Da qui ad un certo punto si è creato un disallineamento, e tutti possiamo vedere dove i disallineati (compresi noi quando non capivamo una cippa) ci hanno portati -_-
    Ma il punto è che quell’istinto primordiale ce l’avremo sempre finchè continueremo a pensare che sia necessario uccidere per sopravvivere, quasi come una formula matematica. I bambini sono nella fase massima in cui ci si concentra sulle abilità del corpo nel fare centro, quindi affinare i sensi per diventare sempre più abile nella caccia o nelle abilità ad essa correlate come corsa, salti, arrampicate, sollevamento pesi, combattimento (anche questo legato inizialmente al dover spesso combattere con alcune prede o per non diventarlo).
    I bambini sono scevri dal concetto di uccidere quindi si limitano ad imitare i membri della propria famiglia (l’umanità) con gli strumenti che vengono adoperati.
    Per concludere secondo me non è possibile ancorché necessario spiegare a parole ad un bambino un’emozione che dovrà in qualche modo vivere direttamente, come quando fu la nostra prima volta. L’importante credo sia non congelare quello che per loro è solo giocare e divertirsi per abilitarsi alla sopravvivenza. Il divertimento crea endorfine che inducono le emozioni giuste per prendere le decisioni giuste ed io credo profondamente che sia così ^_^ Secondo me la differenza tra illusioni e sogni sta nel fatto che la loro realizzazione è direttamente proporzionale alla nostra convinzione di realizzarli. Oggi si portano avanti sogni di persone che non ci sono più e questa è la prova che un pensiero va oltre una sola vita. Non smettere mai di credere alla realizzazione dei nostri sogni crea cause dirette per la sua realizzazione, quindi sogniamo e crediamoci <3
    Quando i nostri figli scopriranno che alcuni cretini in questo mondo invece di migliorarlo lo distruggono, essi continueranno nella loro linea e si ritroveranno con tutte le abilità solamente per essere felici, non avrà tanta importanza quale strumento usino.
    Lo sgomento nel vedere un nostro bambino armato viene da nostre immagini impresse nella memoria che ci legano ad un'emozione non coincidente con quella del bambino in quel momento, tutto matematicamente qua 😉
    Grazie Paolo per questo spunto _/|\_

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