Di accoglienza, maschere e felicità

Non ho mai letto così tante parole e pensieri sull’accoglienza come in questo periodo.

La cosa da una parte mi rende felice e dall’altra mi preoccupa un po’.

Non mi preoccupa che si parli di accoglienza, ci mancherebbe, ma mi preoccupano i modi e le soluzioni che vengono immaginate.

Perchè le persone si rifiutano di accogliere altre persone sofferenti ? Perchè una persona come Salvini ha tutto questo consenso ?

E’ questa la domanda chiave a mio parere, e rispondendo ad essa forse in un futuro non troppo lontano non dovremmo piu’ parlare di accoglienza perchè essa sarà un atteggiamento naturale, scontato.

Non credo sinceramente che la stragrande maggioranza di chi appoggia la politica della chiusura dei porti siano persone non accoglienti , penso che siano semplicemente persone sofferenti, poco felici, che non sanno gestire emozioni come la rabbia o la paura. Con esse ha gioco facile una politica che disegna un nemico falso verso cui scaricare la nostra ira e che diventa pericoloso solo perchè non abbiamo capito quel che veramente ci fa paura.

Sono cresciuto in un quartiere dove Forza Nuova ha ottenuto diversi consensi e conosco l’anima delle persone che lo abitano. La maggiorparte di loro anche quelli che votano Salvini o Meloni o Forza Nuova nella loro quotidianità non sono affatto razzisti. Quando si trovano davanti agli occhi il ”pizzettaro ” tunisino che si fa il culo dalla mattina alla sera lo rispettano e spesso ne diventano amici non disdegnando affatto atti di gentilezza e amore nei suoi confronti. AL liceo avevo amici fascisti nonostante io fossi etichettato come ” zecca comunista ”, persone per bene, amici leali ma terribilmente incazzati per le sofferenze che la vita aveva loro imposto e totalmente incapaci  di gestire le frustrazioni e le emozioni. Indossavano una maschera come la indossano alcuni di quelli che li criticano.

Ora non penso che per togliere loro la maschera e voti a Salvini funzioni la teoria di etichettarli come inetti, razzisti, ignoranti. Non funziona adoperare col loro un linguaggio violento, la stessa violenza che vorremmo eliminare.

Sono persone infelici, mai per scelta consapevole, spesso a causa di sofferenze più o meno atroci che la vita ha destinato loro. Ora i grandi maestri di quella che si autodefinisce la sinistra e penso a Ghandi, Mandela, Rosa Luxemburg e diversi altri non userebbero mai questa strategia. Sono persone sofferenti e richiedono amore e compassione non odio e giudizi sferzanti senza appello.

La soluzione che vedo io è questa, accompagnata magari da un’educazione che metta la centro i valori, l’educazione emozionale e educare riesce benissimo attraverso l’esempio. Reclamiamo accoglienza, siamo accoglienti, pretendiamo di essere amorevoli col diverso cominciamo a dare noi l’esempio.

La vita è complessa, non esistono le soluzioni facili, la bacchetta magica e dobbiamo tenacemente lottare per costruire un mondo di pace cominciando da noi stessi.

Possiamo fare molto per aiutare quelle persone che per avere un miraggio di vita sono costretti ad attraversare il deserto e le torture per imbarcarsi verso le nostre coste e non serve urlare .

Molti di loro partono a causa di guerre e fame, guerre e fame alimentate spesso dalle nostre aziende multinazionali che da secoli sfruttano quei territori e allora più che riempire le nostre bacheche di insulti guardiamo le scarpe che indossiamo, da dove proviene l’energia che consumiamo, chi costruisce i giocattoli che regaliamo ai nostri bambini.

Ecco questo è quello che forse piu’ desidero meno parole e piu’ silenzio, quel silenzio tipico della gente degna e umile che alle parole preferisce i fatti. Questo è quello che, forse sbagliando ma con amore, provo ad insegnare ai miei figli.

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